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Articolo del Dott. Ermanno Boselli, psicologo,
specializzato in sicurezza viaria, direttore in materia del Progetto Ruote Sicure.
I PROCESSI COGNITIVI NELLA GUIDA
A cura del dott. Ermanno Boselli
L'attenzione.
Già alcuni autori, in particolare Donal A. Norman, hanno
paragonato l'organismo umano ad un elaboratore d'informazioni che funziona come un
articolato e complesso sistema, che organizza i dati provenienti dall'universo esterno
selezionandone alcuni e scartandone altri; inoltre riconosce i dati, li modifica per poi
conservarli in memoria per periodi più o meno lunghi; li richiama dalla memoria, li
confronta con quelli attuali per una operazione di riconoscimento al fine di un ulteriore
processo decisionale.
L'attenzione occupa un posto fondamentale nella nostra vita di
relazione e non solo.
Già nel 400 a.C. si legge questa affermazione: " Questa è la
prima cosa: se tu presti attenzione, la ragione percepisce meglio le cose che passano
attraverso essa".( D. A. Norman, Memoria e attenzione pag. 15).
L'attenzione riveste un importanza fondamentale. L'attenzione riduce
volontariamente le informazioni che ci giungono, privilegiandone alcune e scartandone
altre; un esempio è quando parliamo da un telefono pubblico posizionato lungo una strada
affollata; selezioniamo e diamo importanza alla voce dell'interlocutore e non prestiamo
ascolto ai vari rumori circostanti.
Tutti gli stimoli acustici ci giungono, ma noi prestiamo attenzione a
quelli che ci interessano maggiormente.
Con questo non distogliamo l'attenzione dall'universo circostante;
tanto è vero che se qualche stimolo si presenta, come ad esempio la voce di una persona
amica, focalizziamo la nostra attenzione verso la fonte dello stimolo.
Un autore, E. Cherry spiega questa capacità selettiva nel noto
"fenomeno del cocktail party". Ovvero, quando trovandoci in occasione di una
festa, dove ci sono diversi gruppi che discorrono di più argomenti contemporaneamente e
noi apparteniamo ad un gruppo, improvvisamente la nostra attenzione può essere
indirizzata verso un gruppo, anche distante, in quanto un particolare argomento/stimolo si
impone alla nostra attenzione.
Ciclo delle informazioni e dei processi cognitivi utilizzati nella
guida dei veicoli.
Si può schematizzare il flusso dei processi cognitivi utilizzati
con un diagramma di flusso:
Percezione
degli stimoli
Riconoscimento degli Stimoli
Elaborazione della risposta ed Attività decisionale
Attuazione
di azione motoria
Altri processi cognitivi di minore importanza sono utilizzati nella
guida:
Attività
rappresentativa
Attività
previsionale
L'interferenza o la difficoltà di funzionamento delle ultime due
attività cognitive non sono causa di incidenti; si può giungere in ritardo ad un
appuntamento o si percorre il tragitto impiegando molto tempo
Invece l'interferenza negli altri processi cognitivi, anche in uno
solo, può provocare, se le condizioni esterne sono favorevoli, un incidente.
Limiti di velocità e tempi di reazione.
Il tempo intercorso tra la percezione dello stimolo e
la produzione di azione motoria alla guida di un autoveicolo viene stimato mediamente in
1000 mille secondi; comunemente questo tempo viene definito "Tempo di reazione".
Si tratta del tempo fisiologico che la "macchina-uomo"
impiega per produrre una risposta dopo avere percepito ad esempio un pericolo; si tratta
tuttavia di un tempo medio.
Negli adolescenti questo tempo è molto inferiore alla media; ciò
è stato constatato sottoponendo adolescenti ai Test per la misurazione della reazioni
Visiva ed Acustica.
Appare evidente che per parlare di sicurezza stradale non potendo
diminuire il tempo fisiologico si cerchi di limitare la velocità del mobile; ecco perchè
nel Codice della Strada sono apparsi i limiti velocità, anche in riferimento alle varie
tipologie della sede stradale.
Facendo semplici calcoli matematici, se un mobile viaggia a 60 Kmh
il guidatore , percepito un qualsiasi pericolo, percorrere circa 17 metri prima di
iniziare a frenare; se viaggia a 100 Kmh ne percorrere invece ancora 28 prima di premere
il pedale del freno.
Prudentemente si consiglia, quando si guida, di tenere tra la nostra
macchina e quella che ci precede, uno spazio di sicurezza calcolato almeno pari allo
spazio che si percorre in un secondo; questa spazio viene anche definito come distanza di
sicurezza.
Analizzando le cifre che i vari Enti forniscono, si osserva che gli
incidenti sono causati per la maggior parte, alcuni le stimano maggiori del 90%, dal
comportamento del conducente; e che gli incidenti si verificano con maggiore frequenza
sulle strade urbane.
Probabilmente la velocità non è la sola causa principale degli
incidenti.
Una causa possibile può essere il disturbo della attenzione causata
da molteplice fattori .
Passiamo in rassegna i principali processi cognitivi utilizzati
durante la guida.
Percezione degli stimoli.
Per percezione degli stimolo si intende
la capacità del soggetto di percepire uno stimolo, emesso da una sorgente stimolatrice,
con l'organo di senso appropriato; il tempo misurato tra la presentazione dello stimolo
,ad esempio l'accensione di una lampadina ed il tempo in cui il soggetto da la sua
risposta si denomina "tempo di reazione".
Gli esperimenti di laboratorio si basano sulla presentazione al
soggetto di stimoli semplici, ad esempio: la produzione di un suono o l'accensione di una
lampadina, il soggetto deve rispondere con semplici atti motori, ad esempio premere un
pulsante.
Durante la guida utilizziamo prevalentemente due modalità
sensoriali: la vista e l'udito; quindi è indispensabile che non ci siano delle gravi
alterazioni in questi organi di senso; che si percepiscano correttamente gli stimoli.
Questo è di fondamentale importanza perchè la percezione è la
prima modalità di interazione con l'ambiente circostante.
La vista indubbiamente è la modalità più importante in quanto non
vedendo non è nemmeno possibile condurre un veicolo, con ragionevole sicurezza; anzi per
le patenti professionali la Legge è severa: richiede che i soggetti abbiano dei tempi non
inferiori ad una certa posizione nella scala decilica di classificazione.
Eppure si nota che le persone con problemi di vista e di udito hanno
dei comportamenti più prudenziali, e sono coinvolti meno negli incidenti; in pratica
utilizzano un comportamento prudente essendo coscienti dei loro limiti sensoriali.
Riconoscimento degli stimoli.
Questa è una attività cognitiva complessa con la
quale accostiamo lo stimolo presentato dai sensi e lo paragoniamo con uno analogo che
possediamo nella memoria.
Indubbiamente si avranno comportamenti diversi. Riconoscere un segnale
di pericolo, di divieto di sosta suscita delle emozioni diverse che non riconoscere un
segnale di località meta del viaggio.
All'interno della vettura e diversa l'informazione del termometro
dell'olio da quella dell'orologio
Si deduce che occorre una attenzione selettiva che permetta di
discriminare ciò che è importante da ciò che è accessorio, ma anche una
"competenza testuale" cioè una capacità di decodificare i messaggi (stimoli)
in base all'esperienza culturale attraverso l'attivazione della memoria a Lungo Termine.
La capacità di utilizzare la attenzione selettiva permette di avere presente nel campo
percettivo solo ciò che utile e necessario riducendo le informazioni da elaborare.
Elaborazione della risposta e conseguente decisione.
Queste capacità cognitive sono fondamentali per la
guida; non solo per questa attività ma per molte altre; in pratica si tratta di scegliere
ed attuare tra le possibili risposte alla situazione presente quella che può essere la
migliore in tutti i sensi;
anche in questo caso entra in gioco la competenza testuale, in quanto occorre produrre una
risposta in base ad un codice linguistico.
Quando la situazione è del tipo dicotomica la risposta è più
facile; occorre scegliere solo tra due variabili, e probabilmente una è l'opposta
dell'altra; una sarà congruente l'altra sarà assurda; il lavoro di decisione sarà
leggero e si deciderà in tempi molto brevi.
Un esempio: arrivo con la macchina ed il semaforo è diventato
rosso. Posso attivare due risposte: mi fermo o passo con il rosso.
Tra le due risposte quelle di fermarmi è la più semplice e quella
che posso prendere in tempi brevi.
Quella di passare con il semaforo rosso è la più azzardata e
presenta non molte incognite; anzi, ho bisogno di informazioni supplementari per decidere
quali: c'è il vigile, la polizia, c'è qualche persona che possa vedermi, vengono
macchine, se vengono posso farcela senza provocare incidenti ecc...
Quindi la decisione di passare con il rosso è più sofferta,
presenta più pericoli ed impiego più tempo a prenderla.
Non è così quando la decisione è tra diversi fattori, tutti
apparentemente della stessa valenza; ogni fattore rappresenta una scelta possibile e la
scelta non è dicotomica, non c'è contrapposizione. La scelta risulta molto più
complessa ed il tempo impiegato per la decisione può risultare maggiore.
Un esempio di scelta multipla e quando arrivo vicino all'incrocio ed il
semaforo è diventato giallo: sono possibili due soluzioni accelero e passo oppure mi
fermo. tutte le due scelte apparentemente hanno la stessa importanza ma prima di prendere
quella migliore devo prontamente valutare alcune cose: se mi fermo il conducente del
veicolo che mi segue far... la stessa mia operazione, oppure vedendo il semaforo verde
decidere data la sua velocità, di passare lo stesso? Riuscirò a fermarmi nello spazio
utile, senza fare eccessivo baccano tale di attirare su di me l'attenzione del vigile?
Se decido di passare devo valutare la possibilità di essere multato
per essere passato con il giallo: quindi la scelta non è facile eppure in brevissimo
tempo una scelta devo farla.
Questi sono due esempi di situazioni banali, abbastanza comuni e ripetitive.
Elaborazione della azione motoria.
Una volta che si è deciso una modalità
di risposta, occorre che l'attività motoria necessaria per l'esecuzione sia attivata.
Se decido di fermarmi occorre che svolgo tutte quelle operazioni per il
raggiungimento dello scopo.
Nelle situazioni ricorrenti, quale di fermarmi quando il semaforo è
rosso le operazioni motorie vengono eseguite automaticamente; non penso: devo togliere il
piede destro dall'acceleratore, portarlo sul pedale del freno, graduare la frenata
valutando lo spazio disponibile, devo mettere il piede sulla frizione appena sto per
fermarmi per non bloccare il motore. Tutte queste operazioni le svolgo automaticamente
magari pensando ad altro.
Sono i cosiddetti automatismi; sono dei meccanismi che con la
ripetizione di gesti consueti, con l'apprendimento e con il tempo ho introiettato ed
utilizzo quotidianamente e non me ne rendo conto.
Solo in alcune situazione limite posso staccare i meccanismi automatici
e recuperare una guida manuale. Ma sono casi rari.
L'attività rappresentativa.
Quando vogliamo andare da qualche parte, da casa al
lavoro, ci rappresentiamo mentalmente il percorso.
Pensiamo quale sia il percorso più semplice per giungere alla meta e
quello che presenta meno ostacoli.
Poi una volta in viaggio seguiamo mentalmente il tragitto. Non prestiamo attenzione alle
vie o ai segnali, sono conosciuti e non ci preoccupiamo eccessivamente.
Se all'improvviso il percorso deve essere cambiato come per esempio,
una via interrotta dalla presenza di uno scavo, ci rappresentiamo mentalmente quale
potrebbe essere il nuovo percorso dal punto in cui ci troviamo.
Alcune volte l'attività rappresentativa ci provoca delle emozioni,
che emergono dal ricordo di ad una località densa di significato per noi oppure per la
pericolosità che il tragitto inevitabilmente ci rappresenta
L'attività previsionale.
Si tratta della possibilità di fare delle previsioni,
partendo da dei dati di rappresentazione. Prevediamo il tempo che impiegheremo a
percorrere una certa strada, e la difficoltà che potremo incontrare nel percorso.
Interferenze nei processi sopra descritti.
L'interferenza anche in uno solo dei
processi sopra descritti può essere causa d'incidenti.
La mancata percezione di uno stimolo, per esempio un semaforo, può
essere causa d'incidente se il semaforo è rosso e altri veicoli stanno passando ed io
impegno l'incrocio.
Può essere causata dalla scarsa acquisizione visiva la mancata
percezione del semaforo, ma il più delle volte si tratta di cecità psicologica; nel
senso che il conducente vede bene, ma in determinati momenti non vede lo stimolo, ma anzi
si rappresenta una realtà diversa da quella che presente.
Appare strano ma questo tipo di incidenti abbastanza comune. In
pratica si tratta del fatto che il guidatore non si accorge del semaforo rosso. Non lo
vede: eppure ci vede benissimo.
Altro esempio: un guidatore girando a destra travolge un ciclista che ha appena superato.
Non l'ha visto, eppure poco prima l'ha sorpassato.
Ci troviamo in presenza di un alterazione dell'attenzione. Le
informazioni ci provengono dall'esterno ma non le percepiamo per quelle che sono; le
confondiamo con la totalità degli stimoli che ci circondano.
Si tratta di un disturbo dell'attenzione.
Diverse sono le cause che possono modificare questa capacità cognitiva:
- stanchezza
- ripetitività del percorso
- rappresentazione di uno scenario desiderato al posto della presenza
nel campo
percettiva di uno stimolo
- alcool
- sonnolenza
- alterazione di capacità percettive.
Non sempre queste cause possono essere rilevate da un semplice esame
visivo od acustico, il più delle volte ad esami semplici non ci si accorge delle
difficoltà che possono insorgere invece in situazioni di stress.
Alcune cause sono generate da assunzioni di sostanze che modificano
le alterazioni cognitive quali: l'alcool, alcuni tipi di medicine, sostanze stupefacenti,
ecc.....
Altri sono causate da problemi psicologici: depressioni, stati emotivi
alterati.
Altri da stati di stress fisici: mancanza di sonno, stanchezza dovuta
da lavori monotoni e ripetitivi.
Altre da cause contingenti quali: discussioni violente, telefonate con
il cellulare, senza viva voce, musica a volume eccessivo, ecc.....
Riconoscimento dello stimolo.
Vale quanto detto per la percezione dello stimolo;
anche per il riconoscimento valgono le stese considerazioni.
Per il riconoscimento occorre recuperare nella memoria il ricordo,
riconoscerlo e confrontarlo con lo stimolo presente.
Elaborazione della risposta ed attività decisionale.
Le funzioni cognitive di elaborazione della risposta e
l'attività decisionale sono molto complesse, la mancata od errata risposta può causare
gli incidenti. La non risposta in condizione critiche può essere fatale.
Alcuni istruttori consigliano di dare delle risposte perchè è molto
pi- pericolosa ed a rischio una guida indecisa che una guida azzardata.
Le motivazioni che possono alterare la capacità di elaborazione e di
decisione sono state esposte sopra.
Ci può essere una confusione mentale determinata da situazioni di
stress emotivo; preoccupati per il lavoro, per la salute dei figli, per il rapporto di
coppia, per qualsiasi situazione conflittuale nel nostro universo emotivo.
Attuazione di azione motoria.
Accade sovente che tutti i processi sopra descritti
funzionino alla perfezione: si percepisce e si riconosce lo stimolo, si elabora la
risposta congruente, ma non si attua l'azione motoria adeguata. Al posto di emettere
l'azione motoria si rimane bloccati e si vede l'ostacolo venire innanzi senza fare niente.
Tipico caso dell'autista che va contro un albero. Lo percepisce, lo
riconosce, elabora la risposta, ma non attua l'azione motoria congruente come frenare o
sterzare. Si rimane come bloccati.
Eppure l'informazione trattata correttamente, e l'acquisizione
visiva è eccellente.
Si tratta di alterazioni dovute a stati emotivi che impedisco l'azione
motoria.
Si può trattare di attivazioni in particolare situazioni di
rappresentazioni che hanno una grande valenza emotiva; come avere subito un incidente,
oppure un fatto drammatico a cui abbiamo assistito.
L'emozione è così forte da impedire un'azione motoria
Anzi se ne attivano altri il cui significato è diverso: come abbracciare il volante in
senso di protezione; oppure davanti all'ostacolo ci si copre il volto per non vedere.
Considerazione circa la sofferenza emotiva.
Quello che non si è verbalizzato nei corsi di sicurezza
viaria è il carico emotivo che inevitabilmente produce sofferenze nei casi di incidente
stradale.
Non solo chi è coinvolto direttamente negli incidenti ma i parenti
stretti e tutti quelli che hanno un rapporto emotivo con chi nell'incidente è ferito o
morto.
Questi carichi emotivi non vengono presi in considerazione anche
perchè essendo soggettivi non possono essere esternati, ma possono veicolare
comportamenti pericolosi per se e per gli altri.
Se uno soffre fisicamente ad esempio per una gamba rotta può
attirare su di s la comprensione, e può essere aiutato; ma se uno ha causato un
incidente nel quale sono anche morte delle persone il carico emotivo è immenso; potrà
anche ricercare un incidente nel quale sia vittima per poter finalmente sdebitarsi.
Un caso riportato dal giornale "Corriere della Sera" del
13 settembre 1994 narra dell'incidente nel quale è morto un ragazzo di 20 anni perdendo
il controllo dell'autovettura.
L'articolista continua raccontando che 2 anni lo stesso ragazzo era
stato coinvolto in un incidete stradale nel quale era morto un suo amico che viaggiava con
lui sul sedile posteriore della moto.
All'inizio dell'anno è stato coinvolto in un incidente nel quale una
ragazzina è rimasta gravemente ferita, tanto da non poter più camminare e deve
utilizzare una carrozzella.
Alla fine dell'anno l'incidente fatale per lui.
Nessuno ci dirà mai cosa è accaduto realmente, quale sia la cause
del suo incidente; ma possiamo pensare che in una situazione limite il carico emotivo era
così forte da interferire pesantemente sulle sue funzioni cognitive.
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